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Origine e storia degli Acchiappasogni

La leggenda racconta che Iktomi, l’ironico maestro della sapienza apparve al vecchio leader spirituale Lakota in forma di ragno. E mentre parlava iniziò a tessere una ragnatela su un cerchio di ramo di salice, con piume e criniera da cavallo. Quando ebbe finito disse al vecchio Lakota: “la ragnatela è una circonferenza perfetta, ma al centro vi è un buco. Usala per auitare te stesso e la tua gente. Se credi nel Grande Spirito, la ragnatela acchiapperà le tue idee e quelle negative se ne andranno attraverso il buco”. L’anziano Lakota la mostrò al suo popolo, gli indiani Sioux, e questi iniziarono a usarla. Essi credono che l’acchiappasogni sostenga il destino del loro futuro, e lo appendono sopra il letto. I brutti sogni scappano via attraverso il buco al centro della rete, smettendo di tormentarli, mentre quelli belli vengono trattenuti dalla ragnatela della vita. Etimologicamente, la parola acchiappasogni proviene dalla cultura nativa americana, ihá?bla gmunka nella lingua Lakota, che è la lungua Siouan parlata dal popolo della tribu Sioux; mentre in Ojibwe, lingua indigena appartenente al gruppo delle lingue algonchine, è asabikeshiinh, che è la forma inanimata della parola ragno, e bawaajige nagwaagan, che significa trappola per sogni. Si tratta di un oggetto di solito fatto a mano con un cerchio di ramo di salice, su cui si tesse un’ampia rete. Viene decorato con oggetti sacri e personali come piume ecc. Gli acchiappasogni sono una delle tradizioni più affascinanti degli Indiani d’America. L’origine rimanda alla protezione che offrono a chi dorme, grazie all’influenza che esercitano sui sogni negativi, che vengono catturati nel centro della rete, e scompariranno ai primi raggi... read more

Brooke Fraser a Barcellona

Il 16 aprile nella Sala Bikini di Barcellona si esibirà in concerto la cantautrice pop e folk-rock neozelandese Brooke Fraser, che sta realizzando un tour per promuovere il suo nuovo album Flags. Insieme al disco, che è già un successo e ha ottenuto cinque premi nel Vodafone Music Award 2011 in Nueva Zelanda, Fraser promuove progetti sociale per aiutare l’Africa. Brooke Gabrielle Fraser, nome reale di Brooke Fraser, è nata nel 1983 in una classica famiglia neozelandese di Wellington. A 7 anni ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte. A 12 anni è nata in lei la passione per scrivere testi di canzoni, e per accompagnarle ha preso in mano la chitarra, imparando a creare i toni che tali testi richiedevano. Anche se non ha mai preso lezioni di canto, ha imparato a giocare con la sua voce e a usarla nel migliore dei modi, arrivando a cantare nel Festival Parachute del 2000. Prima di dedicarsi professionalmente alla musica si è interessata ai mass media, scrivendo per la rivista Soul Purpose da quando aveva 15 anni. Successivamente è divenata autrice e presentatrice di un programma nella televisione via cavo, fino a quando si è trasferita ad Auckland per iniziare la sua carrierra musicale. Al suo arrivo ad Auckland è stata ricevuta dal batterista degli Elemento P, Scotty Pearson, che l’ha aiutata ad ottenere un colloquio con il produttore Matty J. Quell’incontro è stato provvidenziale: ha fatto sì che il produttore si trasformasse nel suo manager, presentandola quindi in modo preferenziale alle varie etichette discografiche. Alla fine si optò per la Sony Music Entertainment Nueva Zelanda. Il primo album What to do with Daylight... read more

Hackers ad Amsterdam

Come conseguenza del grande impatto mediatico del gruppo hacker Anonymous, molti si stanno chiedendo quale sia il vero valore della condizione di hacker, e come tale movimento stia influenzando la concezione di tale categoria nella società occidentale. Lo speigamento mediatico che ogni azione di Anonymous genera sta riconfigurando il nostro modo di protestare, di difendere i nostri diritti e di fare politica nel mondo reale e in quello virtuale. È per questo motivo che si dovrebbe smettere di demonizzare l’immagine dell’hacker. Gli hacker stanno realizzando il cambiamento e dando l’esempio di come alzare la voce di fronte al fascismo delle corporazioni. Da quando è esploso il fenomeno internet in tutto il mondo, ci siamo abituati a sentir parlare degli hacker e delle loro varie attività illecite. Se è vero che alcuni di essi sono stati arrestati per operazioni bancarie fraudolente e furti, è vero anche che non tutti agiscono nella stessa maniera. Allo stesso tempo l’immagine dell’hacker è stata mitizzata. Qualche anno fa il film Matrix ci ha affascinato con i suoi personaggi vestiti di cuoio, nella realtà virtuale a cui erano condannati ma nella quale agivano da giustizieri, alla ricerca di una via d’uscita dal controllo dei computer. Tutti coloro che erano stati liberati dalla Matrix risultavano essere proprio hacker, cioè persone con un dominio del computer fuori dal normale e con la capacità di sviluppare nuove forme di comunicazione in rete. Oggi gli strumenti offerti dai sistemi operativi sia del PC che del Mac sono molto più “user friendly” di prima. Non bisogna essere esperti di programmazione per poter installare e disinstallare programmi e applicazioni, formattare dischi... read more

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